(via Agora’ di cloro » Piombo Fuso (27/12/2008 – 18/1/2009) una strage che vogliono farci dimenticare)
Le parole di Vittorio su “piombo fuso” descrivono nient’ altro che quello che vedeva. E sono raccolte nel libro “Restiamo umani”. Ma se volete leggere la cronaca di quell’operazione vista da lui, che l’ha subita e a cui sopravvisse, si possono leggere le pagine di Guerrillaradio relative al dicembre 2008 egennaio 2009 .
I sentimenti della vita di Vittorio durante quell’aggressione armata, sono soffusi, sono sullo sfondo delle azioni compiute. Quasi quasi è come se Vik avesse vergogna di soffermarsi su quello che “sentiva” con tutti i problemi cui c’era da far fronte lì, in quei giorni. Ma da quel poco che diceva, qualche cosa trapelava e oggi che non c’è piu’, ancora piu’ intensamente, rileggendo le sue parole, ci si stringe il cuore. Era un testimone della capacità umana di creare “catastrofi innaturali”: così chiamava lui le guerre. Per lui assistere indifferente alla perdita di umanità senza aiutare, senza metterci del suo, sarebbe stato uno svilimento di se stesso. Morire in Palestina è un’esperienza talmente comune che anche la propria personalemorte si appanna, come significato. Vittorio non avrebbe voluto esser ricordato come un eroe, ma come un testimone. Personalmente mi piace ricordarlo come un uomo cosciente di se stesso..Il suo eroismo è contingente e comunque è un punto di vista che mi fa soffrire.
Mi riferiscono che i media italiani tutti in toto danno per buono il comunicato militare israeliano di base terroristiche bombardate.
Cazzate.
Li ho conosciuto, questi ragazzi,
li ho salutati tutti i giorni recandomi al porto per pescare coi pescatori palestinesi, o la sera per recarmi nei caffè del centro.
Diversi li conoscevo per nome. Un nome, una storia, una famiglia.Sono giovani, diciotto ventanni,
per lo più che se ne fottono di Fatah e Hamas,
che si sono arruolati nella polizia per poter aver assicurato un lavoro in una Gaza che sotto assedio ha l’80 perce tno di popolazione disoccupata.Aprite le orecchie,
colletti bianchi della disinformazione occidentale.
Queste divise ammazzate oggi (senza contare le decine di civile che si trovavano a passare per caso, molti bambini stavano tornando a casa da scuola)
sono i nostri poliziotti di quartiere.
Se ne stavano tutti i giorni dell’anno a presidiare la stessa piazza,
la stessa strada,
li ho presi in giro solo ieri notte per come erano imbaccuccati per riparsi dal freddo,
dinnanzi a casa mia.Non hanno mai sparato un colpo verso Israele,
ne mai lo avrebbero fatto, non è nella loro mansione.
Si occupano della sicurezza interna,
e qui al porto siamo ben distanti dai confini israeliani.Ho una videocamera con me ma sono un pessimo cameraman,
perchè non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime.
Non ce la faccio.
Non riesco perchè sto piangendo anche io.Ambulanze e sirene in ogni dove,
in cielo continuano a sfrecciaree i caccia israeliani con il loro carico di terrore e morte.
Devo correre,
all’ospedale AL Shifa necessitano di sangue.